4 Cs FRAMEWORK – IL MANIFESTO PROGRAMMATICO DEL CLIL

Quali strategie adottare per fare CLIL in classe? Come pianificare un percorso CLIL? Dopo alcuni suggerimenti presentati nell’ultimo articolo (https://clilperscienze.wordpress.com/2015/06/01/approcci-e-tecniche-per-costruire-ununita-di-apprendimento-clil)/, mettiamoci al lavoro.

In poche parole, calma e gesso, per dirla all’italiana maniera, e let’s move on. 

Premesso che un docente che si impegna in un percorso CLIL coi propri studenti può essere indifferentemente o un docente di disciplina, o un docente di lingua straniera, o un lettore (nei licei linguistici), le strategie didattiche che egli dovrebbe adottare dovrebbero essere il più possibile incentrate su approcci cooperativi (cooperative learning) e legati a una didattica attiva (active learning), in ogni caso centrati sullo studente (student centred)

Occorre quindi abbandonare il ruolo di docente-deposito di sapere che trasmette nozioni, e favorire il passaggio al ruolo più consono con questo tipo di approccio, cioè quello di facilitatore-moderatore.

Secondo i teorici del CLIL (Coyle, 2007; Coyle et al., 2010), ogni attività dovrebbe essere riferita a 4 componenti, come vere e proprie”driving forces”, o framework, che dovrebbero guidare la pianificazione di un’attività CLIL. Questi componenti sono riassunti con la sigla “le 4 C”.

1 – CONTENUTO (content)

I contenuti curricolari spaziano in pressoché tutte le aree disciplinari dei nostri programmi, ma è necessario che nella pianificazione si declini tenendo presente l’ambiente di apprendimento più appropriato. Un conto sarà fare un modulo CLIL sul DNA per una classe terminale di liceo scientifico, un altro sarà proporlo in una classe di Istituto Tecnico.

I contenuti possono essere estrapolati dalle indicazioni nazionali, ma possono essere anche temi di approfondimento e di progetto.

Infine i contenuti dovrebbero essere non solo tematici, ma anche inter e trans curricolari, meglio se mirati a competenze di cittadinanza.

Poco importa se contenuto e lingua non sono sempre bilanciati, ci saranno momenti in cui per forza di cose l’aspetto contenutistico emerge di più, trascurando la lingua, altri in cui avviene il contrario. L’importante è che questa interrelazione continua non sia trascurata a scapito di uno dei due blocchi.

2- COMUNICAZIONE (communication)

Ogni attività CLIL deve avere come finalità la produzione orale o scritta, usando il linguaggio specifico della disciplina. Anche altre forme di linguaggio, molto comune tra i giovani, possono essere veicolo importante della loro comunicazione, mi riferisco a quello legato a immagini e a video. Oramai quest’ultimo tipo di linguaggio permea il loro mondo, a scapito dei primi, e non è quindi da sottovalutare il suo ruolo nella loro vita. Vi ho già dato un esempio di forme alternative, per esempio attraverso l’uso di Thinglink (link alla pagina), e altri verranno prossimamente.

Come evidenzia la Prof.ssa Coonan nel suo video (https://www.youtube.com/watch?v=doN8oLApaSU) già menzionato in un articolo precedente (https://clilperscienze.wordpress.com/2015/02/24/the-roles-of-clil-teachers-quali-compiti-per-linsegnante-clil/) la produzione scritta è in genere sacrificata rispetto alla prima, a causa probabilmente delle difficoltà generalizzate deli studenti nell’ambito di questo tipo di forma di verifica, anche in lingua nativa o L1.

In ogni caso il CLIL dovrebbe promuovere la comunicazione da parte degli studenti, tra loro e con l’insegnante. Nel pianificare un percorso CLIL occorre prevedere quindi una notevole parte del tempo previsto a disposizione di questa fase, in modo da aumentare il cosiddetto STT (Student Talking Time) e ridurre il TTT (Teacher Talking Time).

Invitare all’autovalutazione al termine dell’attività o in tappe intermedie, sia facendo un esame su se stessi che a livello di gruppo, promuove ulteriormente questa fase.

By using the learning language for learning content, communication becomes meaningful because language is a tool for communication, not an end in itself” (Perez-Vidal, 2009)

3- COGNIZIONE (cognition)

Per approcciarsi agli argomenti da imparare in lingua, gli alunni devono essere coinvolti dal punto di vista cognitivo, puntando allo sviluppo di abilità metacognitive permettendo loro di “imparare a imparare”. Si tratta quindi di coinvolgere attraverso il pensiero creativo, promuovendo il raggiungimento di capacità di  ragionamento di ordine più elevato.

“Good CLIL practice is driven by cognition” (Mehisto et al., 2008)

Lavori di gruppo, domande, e problem solving che promuovono sfide, a cui gli alunni sono chiamati a entrare in gioco fattivamente, possono coinvolgerli in modo particolare.

La cognizione è infatti un insieme di tutte le abilità mentali e processi collegati alla conoscenza, come attenzione, memoria, capacità di giudizio e di valutazione, ragionamento e calcolo, risoluzione di problemi e presa di decisione, comprensione e produzione di linguaggio. La cognizione quindi usa la conoscenza già acquisita e genera nuova conoscenza. La vecchia cara tassonomia del Bloom (cit.) rivista recentemente da Anderson (cit) riassume agevolmente tutti i fattori ad essa relativi (http://www.nwlink.com/~donclark/hrd/bloom.html#new_cognitive2)

4- CULTURA (culture)

Il CLIL dà l’opportunità di operare in un elevato numero di contesti culturali diversi. Basti pensare a cosa accade quando in classe arriva uno studente straniero, che non parla la nostra lingua: gli alunni si arrabattano per cercare di fare amicizia, cercando di parlare in una lingua comune, magari né quella loro e neanche quella dei nuovi arrivati. Questo non è altro che un esempio di spirito CLIL, mirato allo sviluppo del senso di responsabilità e di rispetto per gli altri, sia a livello locale che globale. Trovare un dialogo comune, a volte fatto anche solo di immagini scritte su un foglio, per farsi comprendere dal compagno di banco, può essere il punto di partenza per una migliore integrazione e una piena accettazione dell’altro.

L’uso di materiali originali, provenienti a parità di contenuto, da culture diverse, promuove la valenza culturale di un percorso CLIL, anche il più semplice.

Su scala internazionale, aderire a un progetto comune, attraverso reti di scuole, anche a livello europeo, favorisce ulteriormente lo scambio di idee e di finalità comuni. Una buona piattaforma in cui trovare idee interessanti in questo senso è quella di aderire a una community, come per esempio quella europea di etwinning http://www.etwinning.net/it/pub/index.htm

BIBLIOGRAFIA

Coyle, D., (2007) “Content and Language Interated Learning: Motivating Learners and Teachers”, in The CLIL Teachers Toolkit: a classroom guide. Nottingham: The University of Nottingham

Coyle, D., Hood P. and Marsh, D., (2010) CLIL: Content and Language Integrated Learning, Cambridge: Cambridge University Press.

Mehisto, P., Frigols, M. J., and Marsh, D. (2008) Uncovering CLIL, Oxford: Macmillan

Perez-Vidal, C. (2009) “The integration of Content and Language in the classroom: A European Approach to Education (the second time round)”, in Dafouz, E. and Guerrini, M. (eds) CLIL Across Educational Levels, Madrid: Richmond.

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